Thompson parte dagli spot elettorali visti in Wisconsin durante le partite di baseball: il tema più frequente erano i data center, e i due partiti si accusavano a vicenda di esserne favorevoli. Nelle elezioni di metà mandato del 2026, vinte largamente dai Democratici, la nuova governatrice del Texas Gina Hinojosa ha promesso una moratoria sui nuovi data center, e secondo il conteggio che Thompson riprende quasi tutti i referendum locali contro i data center sono passati. Il vincolo allo sviluppo dell’AI non è più tecnico ma politico: prima mancava il calcolo, poi la memoria, poi l’energia, e il consenso è l’unica scarsità che non si risolve costruendo, perché impedisce di risolvere le altre. Il confronto con la globalizzazione regge la tesi: quando le fabbriche si spostavano in Cina le città della Rust Belt non avevano voce, mentre un data center ha bisogno di un permesso, e chi allora ha subito ora può dire di no. Seguono dieci conseguenze per il settore, scritte da analista di mercato: vincono gli hyperscaler, che hanno già siti da ricostruire, perdono i neocloud e le startup, Nvidia guadagna perché in un mondo vincolato conta l’efficienza per megawatt, la Cina ha l’energia che agli Stati Uniti manca, Apple beneficia dell’inferenza sui dispositivi. L’ultima è la più interessante: se l’intelligenza non diventa una merce a basso costo, le persone hanno più tempo per adattarsi, e forse è la pausa che gli americani hanno chiesto.

WR