teoria

esaurimento del diritto

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Principio per cui il titolare del diritto d’autore, una volta messa in commercio una copia dell’opera, non può più controllare che cosa il compratore ne faccia: può rivenderla, prestarla, regalarla. È ciò che rende possibili il mercato dell’usato, il prestito fra privati e le biblioteche. Nel diritto statunitense si chiama first-sale doctrine e risale a Bobbs-Merrill v. Straus del 1908; nel diritto dell’Unione europea è l’esaurimento del diritto di distribuzione.

Sul digitale il principio non si applica, e la ragione è una decisione precisa: Corte di giustizia dell’Unione europea, grande sezione, 19 dicembre 2019, causa C-263/18 Tom Kabinet. La fornitura di un libro elettronico mediante download per uso permanente è comunicazione al pubblico ai sensi dell’articolo 3 della direttiva 2001/29, e non distribuzione ai sensi dell’articolo 4; il diritto di comunicazione al pubblico non conosce esaurimento. La motivazione è di merito e non formale: i file digitali non si deteriorano e sono sostituti perfetti delle copie nuove, sicché un mercato secondario comprometterebbe la remunerazione degli autori.

Per l’archivio la voce serve perché da qui discende senza passaggi intermedi l’economia del prestito digitale, e perché contiene una simmetria istruttiva. Lo stesso argomento che per l’acquirente dimostra che il prezzo è ingiustificato — l’oggetto non si consuma — è per la Corte la ragione per cui il prezzo è legittimo. Non è un paradosso: è lo stesso fatto letto da due posizioni contrattuali diverse, ed è il modo più rapido per vedere che cosa cambia quando un bene smette di avere un supporto.

  • editoria — Il confine fra ciò che si vende e ciò che si concede: spostarlo ridisegna i ricavi di un settore senza cambiare il prodotto.
  • licenza di prestito digitale — Esiste perché il principio non si applica al digitale: senza esaurimento ogni prestito resta sotto il controllo del titolare.
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