Mailyn Fidler, visiting assistant professor alla Harvard Law School, scrive per la cattedra su digitale e sovranità di Sciences Po e propone una distinzione che riorganizza il tema. La frammentazione classica è subordination fragmentation, rivolta all’interno: uno Stato allinea la rete alle proprie esigenze di sovranità domestica, come fanno il Great Firewall e il RuNet. Quella che osserva dal 2024 è rivolta all’esterno, e la scompone in quattro forme — i controlli all’esportazione su semiconduttori e componenti AI, che negano a un paese di essere pienamente integrato nella rete internazionale; il sabotaggio dei cavi sottomarini, con i casi del Baltico e del Mar Rosso e un precedente che risale alla guerra ispano-americana del 1898; i deserti di connettività prodotti da dove il capitale ha scelto di posare l’infrastruttura, con il Senegal a sei cavi e la Guinea a uno; e la frammentazione giuridica delle cinque convenzioni regionali sul cybercrime che si fanno concorrenza. Il dato che tiene insieme le ultime due è il più istruttivo: i firmatari della Convenzione di Malabo hanno in media 2,17 cavi sottomarini contro i 3,27 dei non firmatari. Chi non dispone di potenza materiale contesta l’ordine con lo strumento normativo — la frammentazione legale è la sovranità di chi non ha infrastruttura. La conclusione di Fidler è che questa forma «sfuma dal protezionismo all’aggressione», e per l’archivio il rilievo è che riclassifica come frammentazione di internet il filo dei controlli all’esportazione, che le altre schede su questo fronte trattano soltanto come politica industriale. Una nota sulla data: il documento porta l’indicazione di giugno 2025 senza giorno, e la data qui è convenzionale.

WR

Codice attribuito retroattivamente il 23 agosto 2026, all’introduzione della notazione: è una ricostruzione dichiarata, non una registrazione in presa diretta.