Joanna Kulesza, docente di diritto e direttrice esecutiva del Lodz Cyber Hub, fa il punto sulla governance di internet all’inizio del 2026 e la sua tesi è che il modello multistakeholder sia intatto nella forma e svuotato nella sostanza. L’Internet Governance Forum funziona come spazio di legittimazione e di dialogo più che di fissazione dell’agenda, i suoi esiti restano non vincolanti, e i governi aggirano i fori tradizionali legiferando per via di sicurezza e di commercio. I tre passaggi che indica come decisivi sono concreti. Il WSIS+20 ha confermato il linguaggio multistakeholder ma, nella sua formula, «la permanenza non si è tradotta in autorità». Il meccanismo permanente delle Nazioni Unite, operativo da marzo 2026, istituisce norme cyber attraverso negoziati diplomatici quinquennali, e segna una svolta strutturale rispetto all’articolazione episodica delle norme. La Convenzione ONU sul cybercrime entra in fase attuativa e trasforma i fornitori in attori di conformità legale, con effetti che ricadono sulla governance tecnica. Il passaggio che interessa più direttamente questo archivio è il collegamento con la dottrina di sicurezza: nella strategia NATO del 2022 internet è riconosciuto come bene a doppio uso — vulnerabilità, bersaglio e leva deterrente insieme — e la fiducia smette di poggiare su criteri tecnici per poggiare sull’allineamento politico e sulla valutazione del fornitore. È la stessa struttura che il sito incontra altrove: quando il criterio di affidabilità passa dalla verifica all’appartenenza, cambia chi può stare nel sistema, non come il sistema funziona.
Codice attribuito retroattivamente il 23 agosto 2026, all’introduzione della notazione: è una ricostruzione dichiarata, non una registrazione in presa diretta.