Cameron Boult porta in epistemologia la teoria di Aaron James sugli “stronzi” morali: chi si concede vantaggi sistematici nei rapporti cooperativi, per un senso radicato di diritto, ed è per questo immune alla critica. Lo stronzo epistemico non è il peggiore degli agenti epistemici, ma è quello che logora la relazione: si esenta dagli obblighi che pretende dagli altri. I vantaggi che si concede hanno nomi precisi: non indagare oltre, restare comodo nelle proprie credenze, criticare senza essere criticabile, chiedere sempre altre prove.

Boult li mette alla prova su casi diversi, dall’anchorman di Fox News a Dawkins fino a Socrate, e poi sui “casi profondi”: l’ignoranza attiva di chi difende uno status quo e lo sfruttamento epistemico di chi pretende che siano gli svantaggiati a spiegargli il torto. Lo stesso Boult riconosce il rischio che la categoria spieghi troppo. Il suo valore sta nella tassonomia, più che nell’etichetta.

WR