Eva Illouz parte da un’obiezione possibile. Per Chantal Mouffe il conflitto è la forma normale della democrazia, e il consenso è l’illusione deliberativa di Habermas. Se è così, nello spazio pubblico non si è guastata la capacità di accordarsi ma il disaccordo stesso. Illouz prova a descriverne la patologia confrontando due controversie: l’affare Dreyfus e la disputa sulla qualificazione di genocidio per la guerra di Gaza.

Il confronto regge perché le due vicende hanno la stessa forma esterna (due campi, una stampa schierata, la polarizzazione dentro le famiglie, l’antisemitismo sullo sfondo) e una struttura interna opposta. L’affare Dreyfus poteva chiudersi perché verteva su un fatto decidibile, il bordereau, e i due campi riconoscevano le stesse regole della prova; oggi manca proprio l’oggetto che una prova potrebbe decidere. Picquart, che condivideva l’antisemitismo dell’esercito, cambia idea per ragioni documentarie. Jaurès rivede la propria griglia di lettura socialista. Il J’accuse di Zola arriva dopo tre anni di carte accumulate, e la controversia dura dodici anni.

Su Gaza Illouz descrive il rovescio. Il problema non è la dissimulazione dei fatti ma la loro sovrabbondanza, che impedisce a ogni documento di diventare decisivo. L’accusa viene formulata a pochi giorni dall’inizio della guerra, mentre la Convenzione sul genocidio è pensata per tempi lenti. L’ordinanza della Corte internazionale di giustizia del gennaio 2024 viene letta come una sentenza. Illouz chiama in causa l’«estensione concettuale» di Nick Haslam, sostenuta da interessi professionali e da imprenditori morali nel senso di Becker, e un pubblico frammentato che non contiene più indecisi da persuadere. La sua conclusione è una sospensione: non sappiamo se ci sia stato genocidio, e il giudizio spetta ai tribunali.

È una tesi che molti contestano, a cominciare da Amnesty International, Omer Bartov e Raz Segal, che Illouz discute per nome; e la Corte non si è ancora pronunciata nel merito. Nell’archivio dialoga con le schede che documentano la soglia di civili ammessi come parametro operativo. Illouz stessa distingue fra crimini di guerra e genocidio, e la distinzione non attenua i primi.

WR