Nel 2012 Quartz nasce da Atlantic Media come testata di business per l’élite globale, gratuita, finanziata da sponsor e distribuita via newsletter. Al culmine ha più di 200 persone, 115 paesi e 19 lingue, ma ricavi da nicchia: 30 milioni di dollari nel 2016, il primo utile nel 2017. Seguono la vendita a Uzabase, un paywall da 100 dollari l’anno arrivato tardi e poi tolto, i licenziamenti del 2020, il riacquisto da parte del direttore, la cessione a G/O Media per meno di 10 milioni e, nell’aprile 2025, alla canadese Redbrick, che vuole usarla per la sua piattaforma di monetizzazione delle newsletter.
Press Gazette racconta l’ultimo stadio. Quasi tutto il sito porta la firma di Cris Tolomia, presentato come esperto di marketing digitale: almeno 52 articoli in un solo giorno, circa 20.000 parole quotidiane, 9.200 pezzi da marzo, molti dei quali il rilevatore della testata attribuisce interamente all’AI. Il traffico di settembre è un decimo di quello del 2020. Quartz non ha cambiato modello, ne ha tolto il costo: la newsletter sponsorizzata resta, la redazione è sostituita da una firma che produce cinquanta pezzi al giorno con l’AI. Quattro proprietari in otto anni dicono che nessuno ha trovato il modello: si procede per tentativi.