Nel 2007 David Brooks propose di chiamare «anni dell’odissea» il passaggio fra adolescenza e vita adulta. Quest’anno la traduzione cinese, aodesai shiqi, è diventata virale fra i giovani che non trovano lavoro, partner né casa. I media di Stato non offrono risposte, e una parte crescente di loro le cerca nei podcast. Il settore è nato nel 2020 con l’app Xiaoyuzhou e oggi, secondo l’associazione di categoria, conta circa 150 milioni di ascoltatori. Su Xiaoyuzhou l’ascolto medio è di ottanta minuti al giorno e più dell’80 per cento degli utenti ha fra i 18 e i 35 anni. I podcast seguono le regole della censura, ma parlano di femminismo e di vite omosessuali senza ricorrere a eufemismi. Il genere più ascoltato nel 2025 è stato la crescita personale, e intanto il suo significato è cambiato: prima voleva dire diventare più bravi, ora vuol dire capire che non tutti i problemi sono colpa propria. La protezione viene dalla durata: un video di quindici secondi deve colpire e quindi attira i censori, mentre chi ha la pazienza di ascoltare un’ora difficilmente denuncia ciò che ha sentito. Il conduttore Fu Yu, dottore in sociologia, aggiunge che la forma lunga lascia spazio alla riflessione, mentre il video breve semplifica e alimenta la rabbia. Lo spazio però si sta restringendo: le marche di lusso cominciano a finanziare i programmi, alcune app filtrano i contenuti con l’intelligenza artificiale, e ad agosto le autorità hanno chiesto di tracciare «linee rosse» attorno ai podcast.

WR