Il leader si apre con una dichiarazione di interesse rara: se l’Economist avesse solo due lealtà, sarebbero la buona prosa e la distruzione creatrice, due cose mai entrate in conflitto finché i modelli non hanno cominciato a scrivere. Ora il testo artificiale vince premi letterari, occupa le pagine delle opinioni e riempie la bocca dei politici — un decimo delle parole nei dibattiti di Westminster, un settimo alla Camera americana. «Nessuno scrittore è una parte neutrale», ammettono, e sarebbe meschino diventare luddisti solo adesso che i lupi sono arrivati alla porta di casa. La linea che tracciano è però precisa: l’AI è benvenuta dove conta solo la chiarezza, a due condizioni — dichiarare l’uso e far sì che chi firma se ne assuma la responsabilità; non lo è in romanzi, discorsi e cronaca. La parte che vale sono i due argomenti, perché nessuno dei due è quello che di solito si sente. Il primo riguarda chi scrive: la fatica di scrivere è in larga parte la fatica di pensare, e aggirarla non fa arrivare prima allo stesso testo, produce un pensiero meno rigoroso. Il secondo riguarda chi legge, e introduce la categoria portabile: un testo umano richiede più tempo a scriversi che a leggersi, e quell’asimmetria garantisce non la qualità ma lo sforzo — qualcuno ha ritenuto che qualcosa valesse la pena di essere detto. È un segnale costoso, e l’AI ne azzera il costo. Ne discende che il danno si produce anche dove l’AI non è stata usata: basta il sospetto per smettere di leggere, e la proliferazione di falsi porta a diffidare del vero. Il resto — la goffaggine della prosa — lo liquidano con i luddisti e le calze fatte a macchina, che poi migliorarono. Per questo archivio il rilievo è diretto e riguarda il suo funzionamento. Se il costo di produzione era la garanzia implicita che qualcuno avesse qualcosa da dire, azzerato il costo la garanzia va ricostruita altrove: la dichiarazione dell’intervento smette di essere un gesto di trasparenza e diventa il sostituto funzionale di un segnale che non c’è più. Merita infine di essere notato il modo in cui liquidano Barthes — «checché ne dicano i teorici francesi sulla morte dell’autore, i lettori vogliono ancora sapere che a scrivere sia stata una persona» — perché è una scorciatoia: la tesi del 1967 toglieva l’autore come garante del senso, l’AI lo toglie come produttore del testo, e sono due operazioni diverse che condividono solo uno slogan.

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