Elisabetta Andreis e Gianni Santucci raccolgono le voci dei ragazzi che hanno partecipato al saccheggio del centro di Milano, il 19 ottobre: minorenni e ventenni di Baggio, San Siro, Figino, Lambrate, figli di famiglie straniere e italiane. Molti raccontano la stessa cosa senza conoscersi. Fra sabato e domenica erano stati aggiunti a una chat Telegram di un migliaio di persone, che parlava prima del caro vita e poi di vetrine da rompere e di scarpe e felpe da prendere; la domenica sera la chat era sparita. Su TikTok passavano i video di chi andava in metropolitana verso il Duomo, «Nike arriviamo». Non era una protesta, era un evento: un appuntamento costruito sui social, dove il furto sembrava un gioco e la paura spariva perché ci si voleva far filmare. «Sembrava come un gioco della Play», dice un diciottenne.
I dati del Tribunale per i minorenni smontano la lettura etnica: 35 minori arrestati, 31 senza precedenti, età media fra i quindici e i sedici anni, 25 nati in Italia, metà con cognomi italiani. Gli autori scrivono che si può condannare e insieme raccontare, e il racconto spiega senza scusare. Chi abbia creato la chat il pezzo non lo dice: lo stanno cercando gli inquirenti.