Catena 9 fonti · apr 2026 – ago 2026 · in ordine di data, il numero è l’ordine di lettura

  1. 7apr 26Public Interest Journalism Lab
  2. 1apr 26Kyiv Independent
  3. 8mag 26The New York Times
  4. 6giu 26The Atlantic
  5. 9lug 26The Guardian
  6. 2ago 26WIRED
  7. 4ago 26The Economist
  8. 5ago 26Foreign Affairs
  9. 3ago 26The Economist

«Russians With Attitude» è un podcast ultranazionalista russo con più di quattrocentomila seguaci su X, e il suo pubblico più numeroso, poco più di un quarto, è americano. Linda Hourani, per il Kyiv Independent, ne ha identificato i due conduttori anonimi incrociando account, indirizzi e numeri di telefono, e ha ricostruito l’architettura che conta più dei loro nomi: contenuti russi confezionati per la destra anglofona, distribuiti su Patreon, Spotify, Substack, pagati con abbonamenti che solo su Patreon valgono almeno seimila euro al mese, intrecciati con la rete dell’alt-right attraverso ospiti come Aleksandr Dugin.1 Il messaggio arriva al pubblico americano attraverso piattaforme americane, e il pubblico lo paga.

È la forma contemporanea di ciò che la dottrina sovietica chiamava controllo riflessivo: trasmettere all’avversario le premesse da cui ricaverà da solo la decisione che si desidera. La tesi di questa catena è che il controllo riflessivo lavora usando i canali e i mercati del pubblico avversario, e una democrazia gli resiste distribuendo la difesa fra i cittadini, a un prezzo che si misura in fratture interne.

L’attacco

La stessa architettura, peraltro, non ha bisogno di Mosca per funzionare. Miles Klee riporta su Wired un’indagine sulla cosiddetta manosfera, che descrive un meccanismo in tre tempi: contenuti di auto-aiuto su seduzione, forma fisica e denaro attirano giovani uomini in cerca di orientamento; una narrazione del risentimento trasforma un’ansia economica reale in ostilità verso bersagli con un nome; la comunità costruita sul senso di tradimento viene monetizzata con corsi, integratori e schemi in criptovaluta.2 La sola piattaforma di Andrew Tate incassa centottantaquattro milioni di dollari l’anno. Chi vuole spostare le scelte di un pubblico trova già pronto un mercato che fa quel lavoro a scopo di lucro.

Dietro l’attacco c’è un regime che non può permettersi di sembrare sconfitto. L’Economist, con fonti nell’élite russa, descrive l’escalation annunciata da Putin nell’estate, con un nuovo reclutamento fra trecento e quattrocentomila uomini e l’intensificazione della guerra ibrida contro gli alleati di Kiev, e la legge secondo una logica che definisce criminale più che geopolitica: il sistema tollera la violenza e non tollera la percezione del fallimento.3 Lo stesso settimanale, a proposito di Taiwan, mostra che l’obiettivo preferito da Pechino è una capitolazione senza combattimento, ottenuta lavorando sulla politica interna dell’isola, e che il deterrente più solido di Taiwan è proprio la sua democrazia, che si lascerebbe assorbire soltanto con processi, giuramenti di fedeltà e campagne di rieducazione di massa.4 In entrambi i casi il bersaglio è la testa dei cittadini, prima dei confini.

La risposta

L’Ucraina offre la risposta più documentata, e passa per la stessa distribuzione che l’attacco sfrutta. Nataliya Gumenyuk, su Foreign Affairs, chiama drone democracy un sistema in cui le armi nuove nascono dalla collaborazione fra soldati, ingegneri, imprese, volontari e civili, e in cui i cittadini si percepiscono come parte in causa del sistema militare: quando l’estate scorsa è stato licenziato il ministro della Difesa, le proteste sono state di massa.5 Ken Harbaugh, sull’Atlantic, racconta la resistenza nei territori occupati, diventata una rete di intelligence clandestina di cui le donne sono la spina dorsale, perché gli occupanti non immaginano una combattente in una nonna con le borse della spesa davanti alla caserma.6 La parola ucraina che le designa, vidma, si traduce di solito con strega e viene dalla radice del verbo conoscere.

La partecipazione ha un costo che la copertura occidentale tende a tacere. Il rapporto curato da Gumenyuk sulla democrazia ucraina sotto legge marziale registra tre posizioni, fra chi accetta le restrizioni come necessarie, chi vede nell’accentramento del potere una deriva autoritaria e chi riconosce nell’unità nazionale una nuova forma democratica, e porta il dato più scomodo: gli uomini in età di leva che si nascondono in casa per sfuggire agli ufficiali di reclutamento, accumulando risentimento verso lo Stato.7 Una difesa distribuita dipende dal consenso di chi la distribuisce, ed è esposta esattamente al tipo di lavoro sulle percezioni che il controllo riflessivo sa fare. Dall’altra parte dell’Atlantico, Christian Brose, presidente di Anduril, trae dalla guerra ucraina la lezione industriale, sistemi economici e riproducibili al posto delle piattaforme costose, e ammette che nei conflitti prolungati ci si avvicina ad armi che cercano da sole un bersaglio.8 Ciò che in Ucraina nasce dalla partecipazione, in America rischia di diventare un prodotto.

La controtesi toglie alla catena ogni tentazione manichea, e le lascia una distinzione più sottile. Mosca paga conduttori anonimi perché il pubblico americano non sappia da dove viene il messaggio; Kiev ha portato un’influencer a vedere una sirena e un McDonald’s bombardato, e il pubblico sapeva chi l’aveva invitata e che cosa stava guardando. La differenza fra le due operazioni sta nella verificabilità di ciò che viene mostrato, ed è la stessa risorsa su cui si regge una democrazia in guerra: una partecipazione che si può chiedere ai cittadini soltanto finché possono controllare ciò che viene loro chiesto.

Nella catena

  1. 1Linda Hourani / Kyiv Independent — Unmasking the anonymous hosts of 'Russians With Attitude,' a pro-war podcast popular with US far right
  2. 2Miles Klee / WIRED — The 'Manosphere' Isn’t a Movement. It’s a Multibillion-Dollar Grievance Industry
  3. 3The Economist — Cornered, Vladimir Putin plans to escalate his war
  4. 4The Economist — Taking Taiwan’s democracy hostage
  5. 5Nataliya Gumenyuk / Foreign Affairs — The Future of Ukraine’s Drone Democracy
  6. 6Ken Harbaugh / The Atlantic — The Warrior-Witches of Ukraine’s Resistance
  7. 7Nataliya Gumenyuk et al. / Public Interest Journalism Lab — Ukraine’s Dual Struggle: Balancing Democratic Principles and National Defence in a Total War
  8. 8Ross Douthat / The New York Times — Our Military Is Built for the Wrong Century
  9. 9Luke Harding / The Guardian — Maga influencer Laura Loomer reverses course on Ukraine after Kyiv visit controtesi

Concetti ricorrenti nelle fonti dottrina Gerasimov×4 controllo riflessivo×3 dual use×2 shadow of the future×2 Taiwan×2 Ucraina×2

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WR